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sabato 27 luglio 2013

DEI MATERIALI. Osservazioni dal fronte. Per descrivere la profumeria contemporanea occorrono molte parole molto poco forbite.


Troppe molecole di ultima generazione sono un vero disastro.
Il muschio di quercia viene rimpiazzato in modo demenziale.
Castoreum e zibetto similmente vengono sostituiti allo stesso modo, con esiti molto stolti.
Per ogni divieto IFRA i produttori di aromachem. (che come vi abbiamo spiegato è sempre l'IFRA), rilasciano un replacer, un sostituto.
Si sostituisce il naturale ma anche il sintetico.
A tavolino si decide che il timbersilk debba rimpiazzare l'iso e super (ma il vero motivo del rimpiazzo è di tipo economico).
Non ti piace il timbersilk? E a cosa credi che servano quei super-convegni dei produttori con bastone/carota? TI DEVE piacere, TI DEVE!
Ti piace il super Hedione, il CORE. Ti piace il CAS-CALONE!
Hey, ti DEVE piacere, ce ne sono tonnellate pronte, non vorrai mica buttarle via!
Ti appendono sotto un ponte se insisti: ma ecco che ti piacciono, vedi che sei ragionevole.
Ma si producono anche nuove molecole INVOLONTARIAMENTE disgustose.
Ecco una nuova vaniglia (che sa di vomito) o un nuovo pompelmo (che sa di ascelle da lavare), oppure una confusa crema/latte/caramello (che ti fa spingere all'insù lo stomaco in uno sforzo di vomito).
Volevano un amplificatore di effetto e hanno prodotto un odorante che sa di ascelle pezzate di suina vestita ed in estro.
Volevano ricreare l'effetto sperma, e da perfetti imbecilli non ci sono riusciti a comando, ci sono riusciti invece per sbaglio quando volevano creare un potente acquatico.
Immaginiamo dei brainstorming di cerebrolesi, ecco quelli potrebbero fare persino meglio.
Leggi, spendi, annusi, provi e annoti. E poi con ponderata calma esanime esclami: ma chi è il defi****** che crea questa m****?
E' evidente che nei laboratori dove si producono nuovi odoranti lavorino dei ********.
Il problema è ANCHE l'aver puntato tutto sulla chimica e sul calcolo.
Abbiamo potuto osservare la percezione e i gusti di collaboratori ed ex collaboratori delle più grandi ditte di fragranze attivi negli ultimi 10 anni. Ebbene, la cosa che sconcerta è osservare quanto segue:
_non conoscono la realtà dei materiali. Apprezzano la vaniglia in quanto hanno memoria del deodorante nell'auto del babbo, o della torta della mamma alla vanillina, ma non sanno cosa sia la vera vaniglia, e nel loro cervello anche studiata la stessa non saprebbero ancorarla ad alcun ricordo in quanto nati nella miseria della replica della cosa e non della cosa in quanto tale.
_ spesso la loro preparazione è meramente tecnica e chimica ed ignorano principi estetici elementari, e/o di combinazione tra gli elementi. La cultura degli addetti osservati appare estremamente limitata, a livello di un liceale che il liceo non l'ha finito per inettitudine per capirci.
_molte delle persone da noi osservate che lavorano sulle fragranze sono estremamente depresse, frustrate e psichicamente instabili. E' gente che sbatte contro i muri, che impatta contro le vetrate dei laboratori...
_lavorare continuamente sulle stesse molecole chimiche porta gli addetti a sviluppare alterazioni psicologiche solipsistiche e altre deviazioni più o meno depravate: vengono dal settore aromi e portano l'aroma pizza ovunque vadano o dal settore detergenti (si innamorano del detersivo e creano tutta la vita molecole che sono variazioni sul tema Dixan).
Non c'è molta intelligenza in quello che troviamo nei nuovi assortimenti ma in fine di ogni ragionamento questo tipo di industria chiede abilità di calcolo e non capacità pittoriche realistiche o fantastiche.
I dipartimenti che si sono riempiti di defi****** producono materiale defi******.
Ma il peggio deve ancora venire...
Quando si va dal proprio profumiere domestico si pretende che questi sia mite per meglio domarne gli istinti: sappiamo bene che i migliori profumieri per le aziende sono quelli che obbediscono.
Metti questa composizione dentro il prossimo profumo! Ma mi fa s*****! Va bene (se lo ripeti di rompo la bocca) tu fai un profumo con quella, e sbrigati.

Il piccolo profumiere indipendente allora è libero? Non proprio, quando uno è libero sembra incredibile ma vuole essere legato. Così si seguono corsi di profumeria, alcuni dai nomi altisonanti il cui esito sarà OMOLOGAZIONE.
L'industria dovrebbe produrre materiali su richiesta del profumiere, sembrerebbe logico questo no?
E invece cari lettori non è così: il profumiere usa quello che gli mettono nel piatto (che sia poco o del tutto artificiale), come i topi da laboratorio mangiano quello che trovano nella vaschetta, e non c'è invenzione e non c'è ribellione.

Per descrivere la profumeria contemporanea occorrono molte parole molto poco forbite.

(da completare)

4 commenti:

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