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lunedì 27 maggio 2013

Come cambiano i profumi. Emirati Arabi profumatissimi, tedeschi che non amano il sapone e gente che vuole tutto spendendo poco. Chi vince e chi perde.

  • Ah, La crisi!
PROSPECTS:
  • During the forecast period, consumers are increasingly set to choose one perfume that they feel suits them. Premium fragrances are likely to be preferred, as when choosing a brand they are likely to stick to, people are more inclined to want something luxurious. An on-going trend will be packaging downsizing for a growing number of brands so that premium fragrances remain affordable.

Negli Emirati Arabi la cultura locale spinge verso alcuni tipi di profumo (oud e sandalo, naturali o di sintesi), bassa è la penetrazione di profumi dallo stile occidentale (beati loro, si evitano la m**** europea contemporanea).
La popolazione ad ogni livello è abituata ad usare profumi in modo massiccio, in più momenti della giornata.
Tra i marchi analizzati citiamo l'Oreal non va oltre il 6-7% del mercato, Armani rimane il marchio del portafoglio più venduto colà.
Prezzi stabili.

In Germania, forse vi stupirete, la tradizione del profumo non è molto diffusa, i tedeschi non si lavano molto e non puliscono molto le loro case (cfr. vendite detergenti civili Italia  VS Germania).
Anche nella cura del corpo i tedeschi hanno spesa pro-capite bassa.
I consumi sono in costante aumento, anche se hanno subito rallentamenti per via della "crisi economica" iniziata nel 2008 la situazione rimane stabile, anzi semestralmente si registrano rialzi nelle vendite (magari quando l'IMU pagata dagli italiani co****** alla Merkel va a finire nelle tredicesime di quei puzzoni biondi).

Panorama competitivo in Germania.
  • P & G Prestige Beauté GmbH ha continuato a guidare la categoria di fragranze nel 2012, con una quota a valore del 17%. L'azienda è presente con diversi marchi forti in fasce di prezzo diverse, come Boss in fragranze premium e Mexx in fragranze di massa. Coty Deutschland GmbH è stato il secondo meglio collocato competitor nel 2012, con una quota a valore del 13%.

Conclusioni (più forma e meno sostanza a tutti i livelli della produzione di profumi e cosmetici):

La gente è ign****** (lo è chi compra, chi vende e molto spesso chi fa i profumi). La gente vuole il lusso, adora i marchi riconoscibili ma non vuole spendere molto.
Soluzioni adottate (quelle che Jicky 2.0 denuncia da anni per svegliarvi): riduzione dei formati, più economia nelle formule, risparmio in flaconi e packaging, abbassamento della qualità e dei controlli = prezzi stabili o più bassi.


Jicky 2.0 aderisce alla campagna V********* EBAY!


A seguito dell'adesione abbiamo temporaneamente rimosso alcuni post utilizzati da sellers (incoscienti, ignoranti e str****/e) per vendere di più (arrivando anche a triplicare i prezzi) e peggio sulla piattaforma di Ebay!

1 commento:

  1. Carissimo Jicky, finalmente è venerdì, sono a casa a godermi l'inizo del fine settimana e che faccio? vi leggo naturalmente. Questi post sono straordinari. ma come si può pretendere di pagar poco la qualità? Come si può sperare o illudersi di comprare beni di per se stessi superflui e di lusso per loro natura spendendo quattro soldi? La qualità costa, il saper fare è appannaggio di pochi e giustamente va pagato, i controlli di qualità e tutto il resto costano. mica bisogna essere nobel in economia. Del resto qualsiasi bene di lusso se è vero lusso è anche una forma di arte. Un gioiello di Bvlgari non potrà mai costare poco sebbene sia d'oro come un anello fatto dalla Stroili m...a che vuole illudere il popolinop che la gioielleria è per tutti. Ben venga Jichy che ha le palle di dire le cose come stanno e di bandire il lusso democratico. il lusso per sua natura non può essere democratico. jichy spacca tutto e tutti basta col buonismo. Vin

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