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mercoledì 16 gennaio 2013

IL PRIMO INCONTRO.

Entrati in un negozio, se non abbiamo la disgrazia di esser ciechi, il primo senso che ci avvicina alla scoperta di un profumo è la vista. Vediamo la boccetta e se abbiamo la sfortuna di incontrare quelle badanti per esploratori dell'olfatto che comunemente son dette "commesse", soffriamo nel fissare curiosi quel flacone con cui la scocciatrice irrora striscioline di carta il cui vero nome è a loro stesse sconosciuto.
Il contatto con il flacone di prova, che praticamente sempre è il formato più bello e grande del prodotto in vendita, è una delle fasi della esplorazione del profumo più coinvolgenti, il flacone è già una emozione.
Quando un profumo piace, si soffre se ci si deve accontentare di piccoli formati, magari per motivi economici.
Vero? 
A casa, chi non ha provato depressione davanti al 50 ml saltato fuori dalla scatola? Questo nano... Che non è il bel 100 ml (se questi sono i formati disponibili e/o di presentazione), bensì una riduzione, che sembra rimpicciolisca anche la fragranza nel boccettino. Non parliamo dei 30 ml... Buoni al più per le borsette femminili, e stop.
Il flacone grande in casa è la massima espressione visiva del profumo che abbiamo scelto.
Perché agisca di impatto su di noi, persino durante un raffreddore, occorre che la tridimensionalità fisica del nostro profumo sia lì perfettamente rappresentata.
Grande come quello! Esattamente come lo voglio: quando un profumo ci piace, quando ci gratifica davvero, compriamo quello che ci coinvolgerà di più, quello nel formato grande.




I piccoli profumi quando non fanno ridere, sono deprimenti.