Il Vampiro e la Telenovela: le origini del Dracula di Coppola nella Soap Opera Anche i ricchi piangono.
Quando nel 1992 Francis Ford Coppola portò nelle sale il suo Dracula di Bram Stoker, il pubblico e la critica si trovarono di fronte a un oggetto cinematografico strabiliante, quasi alieno rispetto ai canoni dell’horror hollywoodiano. Dietro la facciata del gotico classico e della letteratura vittoriana, tuttavia, batteva un cuore stilistico differente, fatto di una tensione visiva e di una grammatica dei corpi che evoca un cortocircuito culturale imprevedibile: quello con la grande telenovela latinoamericana e, nello specifico, con il fenomeno planetario di Anche i ricchi piangono (1979).
Non si tratta di una suggestione superficiale, ma di una stringente deduzione legata alla biografia del regista e alle precise scelte registiche impresse sulla pellicola. Durante gli anni '80, Coppola ha diviso la sua vita tra la California – uno Stato a fortissima trazione e influenza culturale ispanica, dove le emittenti in lingua spagnola trasmettevano costantemente i drammi messicani – e i lunghi soggiorni estivi in Basilicata, a Bernalda, nell'epicentro di un'Italia letteralmente monopolizzata dal successo di Mariana e Luis Antonio. Per un cineasta onnivoro e attento alle risonanze popolari, l'esposizione a quel codice visivo è stata inevitabile. È del tutto legittimo ipotizzare che Coppola non si sia limitato a guardare quel materiale, ma lo abbia studiato a tavolino per estrarne una precisa metrica emotiva.
Il legame più evidente non risiede nella trama, ma nell'atmosfera claustrofobica e satura che si respira in entrambi i prodotti. Il Dracula di Coppola rigetta la freddezza del mostro letterario per abbracciare stanze chiuse, cariche di elettricità, dove l'aria stessa sembra pesare sui personaggi. All'interno di queste inquadrature si muovono corpi che replicano gli stessi atteggiamenti e la medesima gestualità esasperata e teatrale della soap opera. I personaggi si irrigidiscono in pose plastiche; gli sguardi sono ravvicinati, fissi, contrassegnati da occhi sgranati nel vuoto che catturano lo shock del momento. È una recitazione bidimensionale e potentissima, dove il primo piano diventa l'arena del conflitto.
Questo impianto geometrico si riflette specularmente nel montaggio delle scene madri. Coppola costruisce i picchi drammatici attraverso tagli netti, improvvisi, isolando i volti nei momenti di massima tensione esattamente come avveniva nei famigerati climax televisivi della telenovela. A sorreggere e scandire questo ritmo concitato interviene la colonna sonora di Wojciech Kilar. Le musiche del compositore polacco non fanno da semplice sottofondo, ma dettano il tempo dell'azione attraverso crescendo ossessivi di archi che ricalcano fedelmente i meccanismi musicali della serie messicana. La metrica sonora di Kilar accompagna il collasso psicologico dei personaggi sulla scena con la stessa identica precisione con cui i commenti musicali anni '80 sottolineavano la disperazione visiva di Mariana di fronte a Luis Antonio.
Smontando e rimontando la grammatica visiva della televisione popolare, Coppola ha compiuto un'operazione di innesto colto. Ha preso i codici espressivi del melodramma televisivo più viscerale, ne ha assorbito le dinamiche spaziali e musicali durante i suoi viaggi tra l'America e il Sud Italia, e li ha nobilitati nell'estetica barocca del suo film più visionario. Il risultato è un’opera in cui il linguaggio della tensione non parla la lingua del terrore trattenuto, ma quella – esasperata, magnetica e studiata al millimetro – del grande dramma popolare.
Nel 2021 era obbligata a letto, tra le maschere della peste (che non c'era), durante la grande maligna impostura. Scriveva anche sulle scatole vuote dei fazzoletti, pensieri, alternati a preghiere, visioni, a componimenti in rima. A disegni. Faticosamente leggeva e lavorava di ferri; sì, la uccisero. E' quello che lei stessa ebbe a ripetere a più persone in più sogni nelle stesse notti.
Ma il delirio psicofantapandemico di maligna regia, non [...] impunità: Dio assisteva silente e sgomento, a voler saggiare l’abisso di perversità e la sconfortante stolta callida iniquità a cui l’umana specie poteva votarsi. L'esiziale mietitura non si compiva nelle pubbliche vie, bensì nel chiuso claustrofobico dei nosocomi e delle strutture residenziali, mutati in teatri di camici posseduti dal maligno, ossessi agenti di un’oscura e fredda determinazione. In quegli anni di profonda abiezione morale, viltà e sistematica dissimulazione, il pianto e le suppliche dei giusti mossero l'Onnipotente a decretare il castigo dell'umanità per i tempi a venire: ai mali immaginari e alle guerre farlocche, Egli avrebbe opposto flagelli autentici e guerre vere.
Griselda scrisse che dopo un anno Dio avrebbe fermato l'impostura con una guerra vera, e una epidemia di guerre avrebbe flagellato l'umanità fino alla 11^ Lettera (ma non tanto tempo). Che è la cosa che ci fa più paura (non è un olocausto nucleare, è peggio). C'è chi dice speriamo di no. Noi non siamo d'accordo. Sia fatta la Sua Volontà, si dica. L'11^ Lettera è in fondo un grande male ma anche un pharmakon (φάρμακον), indispensabile per curare questa umanità degenerata, sarà su tutti, ma sarà piuma sui giusti. Pesterà le cimici nei camici, quelle in divisa ma anche quelle che crederanno di poter sfuggire alla Giustizia Divina nascondendosi.
Fisarmonica e melodie di Griselda. Mixaggio Jicky 2.0
Abbiamo trovato una cassettina (Griselda ha continuato a usare un registratore ad audiocassette anche in epoca digitale) dove c'erano alcune tracce musicali registrate a fisarmonica, risalenti a circa 10 anni fa. Una delle sue infinite sorprese. Lo ricordiamo, Griselda non sapeva leggere il pentagramma, era un orecchio assoluto: sentiva una melodia in tv e la riproduceva con qualsiasi strumento musicale. Scriveva la musica appuntando la sequenza di note principale e "l'accompagnamento" secondo un metodo spontaneo di sua invenzione. Mai visto un prodigio simile. Well. Abbiamo pulito l'audio di tre tracce registrate e mixato.
Dedicato a lei e a voi tutti.
Questo video è caricato sul nostro canale, da sempre demonetizzato a scapito dei nostri interessi venali per offrirvi la massima fruibilità. Se YouTube è di parola, potrete guardarlo senza subire le solite, insopportabili pubblicità.
Griselda si identificava nel personaggio di Heidi. Aveva letto con divertimento e passione il libro molte volte, facendo molte annotazioni. Inoltre il cartoon le somigliava anche graficamente, da bambina aveva una capretta, vestiva in modo simile, suo padre era anziano e barbuto come il nonno, etc.
Leif Garrett presenta Leslie Nielsen, membro della giuria di Miss Teen USA 1978.
Hi, guys. Sorry I'm late. I had to pick up my 10 platinum records. My Oscar, my Tony, my Grammy... My Emmy! And then I had to polish up my star on Hollywood Boulevard, you know?
Esaltante versione di Feel The Need scandita dal battito delle mani ritmico degli astanti. Leif Garrett (16enne in questo video) si muove con una fluida precisione che è impressionante, non conosce incertezze. Ed è veloce e volitivo, una bomba mitocondriale. Il resto la fa la regia, che rende immortale un momento di invidiabile gioiosità. Quel momento in quel luogo, ma anche il 1978 per intero:
tutta quella gente, sta intimamente pensando, che oggi è un gran giorno e domani può solo andare meglio...
Ad anticipare lo scintillio degli anni '80 e '90 e poi il decadimento progressivo e inarrestabile. Fino alla grande desolazione di oggi. Potete immaginare oggi un pubblico così totalmente festoso ad un concerto? No. Perché questa gente è felice, e ha fiducia. Mentre oggi la gente è depressa e ha paura. Una differenza da niente...
Godetevelo anche se la qualità è grossolana, non esiste una versione di meglio al momente in rete. Ma è talmente un bel taglio, con un brano che più lo ascolti e più lo ascolteresti ancora, che va bene così. Arriverà la versione ripulita. Ma è giù meritevole di essere apprezzato così, perché è bellissimo. Se ti sintonizzi con gli occhi lo porti in HD dentro di te, questo è un video che completi col cuore.
Chiudiamo la parentesi delle nostre creazioni musicali con questo pezzo, elaborato tra l'autunno 2025 e oggi, accordato a 432 Hz, che a noi piace parrrrrrrticolarmente.
Ok, volevamo fingere modestia. E' una FIGATA arrapante! Sanremo scansati proprio! Lo stiamo ascoltando in repeat da giorni a tutto volume, tipo giostre. E' divertentissimo. Abbiamo pulito l'audio finale enfatizzando i bassi. E il tocco del Givoldani nel testo? Ma chi cazzo è Mogol!? Numeri 1! Pump up the volume!
"Bucce di profumo che a sognarne seduce".
Brano integralmente creato da Jicky 2.0 ft Attilio Givoldani.
Canale YouTube Jicky 2.0 NOBILE: perché non vi disturbino con la pubblicità mentre fruite dei nostri contenuti il nostro canale YT (come il nostro Blog) è DEMONETIZZATO, da sempre!
<
La la. Battito tiepido di foglie, cantico d'amore in nuce, fiorisce la siepe, intrepida luce. La la là. Mentre si è della dea che rammenda e cuce, nel manto del suo profumo che a sognar conduce. La la. Bucce di fuoco e giù scivola, pioggia d'acciaio, il cielo tetro collassa. La la là. Di vetro, di vento, divelto è il granaio; destino truce del mondo. La la l'alluce suole succhiar, sì, chi ad altri le colpe adduce. L'insegna si spegne, il destino si scuce. La la là. La là. Là.
La la l'alluce suole succhiar, sì, chi ad altri le colpe adduce. L'insegna si spegne, il destino si scuce. La la là. La là. Là.
< Extra:
L'insegna si spegne, il destino si scuce. Il suo profumo ancor seduce.
Dove si espone e succinge la genesi della grafica di "Bucce di Profumo".
Avevamo la necessità di tradurre l'essenza del brano musicale da noi creato: le sonorità cristalline dell'arpa ad esempio. L'ideale estetico di partenza ci è parso inevitabilmente classico e greco antico. La perfezione ideale dei marmi ellenici è stata rintracciata nella fisicità di una figura reale, successivamente modellata e scolpita per seguire l'andamento della musica giungendo così a una identità tra la canzone e l'immagine che sta per la canzone. Il greco antico non era l'imbastardito moderno, c'era più luce. Quindi ci serviva un angoellenico moderno per resuscitare il greco che non c'è più.
Il modello sorgente giusto l'avevamo come una saetta dal cassetto esatto della buona memoria e copriva già il 70% di quello che, in uno spazio tra le idee*, c'era già, quindi rispetto ad altri lavori questo ci ha accomodati nell'esito finale che già si antivedeva. Nel viso c'è tutto l'ameno lirismo del testo, strabello, che abbiamo scritto col Givoldani. Il corpo è stato allungato per richiamare la rarefazione delle note alte, mentre la muscolatura è stata potenziata per esprimere la forza dei toni bassi. Una volta rimossa ogni distrazione ed dettaglio moderno come i tatuaggi, la figura è stata trasformata in una statua di marmo bianco spazzolato arricchita da finiture leopardate, divenendo un classico jickiesco, il "Leomarmo".
Al centro della composizione domina una monumentale arpa in oro cesellato, immersa in un solenne e poetico paesaggio d'Arcadia che è nato dal riverbero della musica, come conseguenza quindi, attraverso le forme scultoree del soggetto centrale. L'intera superficie grafica è stata rivista coloristicamente e poi filtrata da un sistema di invecchiamento e armonizzazione delle parti. In questa fase il Leomarmo è divenuto Leoavorio.
Per ricreare la texture e le impressioni tipiche di un disco a 45 giri dentro questa superficie abbiamo creato dei prompt specifici modellandoli sulla custodia di un vecchio disco reale, a sigillo dell'opera la scelta del font e dei minuti dettagli.
*"uno spazio tra le idee (dove c'era già)" qui c'è tutto. Un crocevia eidetico d'oltrevita luccicante esclusivo dei talenti rari naturali, lo puoi acquisire? Ah, se non c'è dalla nascita è tempo perso. E' quasi solo appannaggio dei caucasici bianchi. Non è egualmente distribuito tra le razze.
Vendette de Omelette. Versione Rosa Bisa. Snippata e meno aggressiva.
Originale Venetheavy Metal integralmente creato da Jicky 2.0 ft "Attila" (Attilio Givoldani).
<
ára... áreo... Cin-cin ti me disi de no, desso. Che no te servo pì. Ti ga schei, ma ghe xe on problema, ti xe semo. Faturá da na bisa stria svampìa. Ti xe snip nese da cin-cin, ofendite pure! Vendette de omelette.
Ti te o sa. Lo sa anca to mare, che ea gá spinto pal cueo chea olta. Ti gá ancora e righe sul muso de merda. Ti te ricordi. Che ti xe on mona. Spiegarte e robe xe tempo perso. Ti sa copiar. Rajonar no fa par ti.
Can! Canchero bischero beco mile olte insemenio. mezo mongoeo e caga mongoi! Col mar de go pien, che ingossa. Come to fiol canchero in brodo. Ti xe snip esin da cin-cin, ofendite pure. Fiol de na troia. Ti xe picinin, intela testa. Come intele manine come in meso e gambe. Alto giusto soeo pae testá de fricán soi den ti!
Ti gá i schei ma chei te dura poco. Che i sparissa in Gnente. Cin-cin. Ti te ciamarè tre olte ebete. Cin ciao lin, no ti xe artista de gnente, sto granbueo da' morticani. Ti xe snip nese da cin-cin. Fa pur. Te sofegarè coi co jo ni de to pa re in go ea! No ti xe artista de gnente No ti xe gnente Gnen te! cin-cin ára... áreo...
Stramusoni Sclerofanti è stato un successo inatteso. Visto che ne volevate ancora abbiamo realizzato un pezzo metal nuovo. Pesantino. Vendette de Omelette.
Originale Venetheavy Metal integralmente creato da Jicky 2.0 ft "Attila" (Attilio Givoldani).